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SCUOLA, FORMAZIONE & VALORE AGGIUNTO






Gli obiettivi europei in tema di formazione partono dalla pubblicazione nel 1993 del LIBRO BIANCO DI JAQUES DELORS, che sollecita gli stati membri della UE ad attuare scelte politiche in grado di sostenere e promuovere una formazione efficace, sia per la costruzione del proprio profilo professionale, sia per l’acquisizione di nuove competenze.
Il libro bianco poneva inoltre all’attenzione degli stati europei i delicati temi degli alti tassi di disoccupazione e dell’abbandono scolastico, temi che purtroppo a distanza di 24 anni, ancora i governi si trovano ad affrontare.
Per quanto riguarda l’abbandono precoce in Italia si sono registrati miglioramenti significativi: la percentuale dei giovani che hanno abbandonato la scuola è scesa dal 19% del 2009 al 15% nel 2015.
L’obiettivo deve essere però quello di raggiungere nel 2020 la quota del 10% come da direttiva dell’Unione Europea.

Per il futuro del nostro Paese, e in scala minore nel nostro territorio, è pertanto necessario affrontare alcune questioni strettamente collegate fra loro:
·         Migliorare la qualità dell’offerta formativa.
·         Combattere e ridurre la dispersione scolastica.

Le questioni scolastiche e formative sono ai primi posti dell’agenda politica nazionale: è senza dubbio un orgoglio per chi fa parte del PD vedere che, con la legge della buona scuola firmata dal governo Matteo Renzi si è aperto un momento di sostenuti interventi economici, la legge di bilancio del 2015 ha investito 3 miliardi nel settore istruzione e 4,6 miliardi per l’edilizia scolastica senza contare i 500 milioni a  sostegno degli istituti paritari (Cifra che forse andrebbe rivista) ad oggi, i governi Renzi-Gentiloni sono quelli che hanno investito di più nel settore formativo del ns paese dando il sostegno di 500 euro annui ai docenti, utili per la formazione e l’aggiornamento continuo.

Gli esisti di questo impegno, si sono concretizzati in questi giorni con la firma del nuovo contratto per i dipendenti della scuola, fernmo da 10 anni ed, per Follonica, in 10 milioni di € per la cittadella della cultura, i cui lavori inizieranno a breve in quanto i progetti sono ormai esecuivi.

Il confronto scontato, è con il governo Berlusconi che aveva investito molto nella formazione salvo poi tagliare 7,8 miliardi con il ministro Mariastella Gelmini.
La riforma Renzi-Giannini è nata dalla necessità di apportare significativi cambiamenti ad un sistema scolastico stantio ma nonostante alcune buone pratiche, la riforma ha alienato molte simpatie al PD ed al suo segretario anche se l’interlocutore del governo è spesso una classe di insegnati completamente ostile. (che non accettano di trasferirsi in altre località con la pretesa di avere il posto sotto casa.)

Il consolidamento delle cattedre per almeno tre anni dalla nomina degli insegnanti, come da preciso impegno espresso dal Ministro Valeria Fedeli e da lei attuato, per Valorizzare chi lavora nei settori della conoscenza è un investimento per il futuro. Ciò si affianca con l’introduzione della tecnologia nella scuola, creando una commistione tra saperi e multimedialità, tra scuola e tecnologia e questo con importanti successi nella qualità dell’apprendimento.

La continuità didattica deve rappresentare occasione per impedire che l’introduzione a volte inconsapevole e scriteriata delle tecnologie nelle aule porti a conseguenze negative, basti pensare alla vertiginosa caduta nella capacità di scrivere da parte di molti studenti, inoltre, la velocità del multitasking digitale ha creato una folla di studenti con scarse capacità di concentrazione e di memoria.

La proposta della Fedeli sul consentire l’uso dello smartphone nelle classi ha destato preoccupazione perché può indurre gli studenti  a fare un uso acritico delle informazioni, spesso contrastanti e confuse che ne ricevono; per cui vale la pena fare su ciò una riflessione.
Altro obiettivo che la scuola deve affrontare è quello di creare cittadini non più legati ad uno stato nazionale e ad un’identità ben definita, ma quello di condurre a forme quantomeno di cittadinanza europea per cui è fondamentale poterci confrontare migliorando le nostre conoscenze linguistiche e culturali.
            
Secondo i dati resi pubblici dal MIUR, (ministero della Istruzione, Università e Ricerca) l’iscrizione agli istituti professionali con ulteriore decisa flessione delle preferenze dal 17,6% al 16,5% del 2016 con trend negativo. La riflessione si è concentrata soprattutto sull’identificare le possibili leve su cui intervenire per non perdere la ricchezza che la formazione professionale ha rappresentato, e dovrebbe ancora rappresentare, sia nell’ambito della scuola secondaria sia in quello della formazione terziaria (CORSI IFTS).
Per quanto riguarda la scuola secondaria, la politica nazionale e le amministrazioni locali devono interrogarsi su due settori estremamente importanti sia di ordine politico che culturale.
Da un lato, infatti, la politica deve garantire un flusso costante di investimenti nel settore professionale (Comprese le amministrazioni locali, almeno per quanto riguarda la gestione dei plessi scolastici),  e dall’altro è necessario individuare strategie, anche con la collaborazione degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, per superare una serie di pregiudizi diffusi tra i giovani e le loro famiglie, rispetto a certe scelte formative ritenute di minor valore.
Già l’implementazione dell’alternanza scuola-lavoro fissata per gli istituti tecnici e professionali a 400 ore obbligatorie, ha portato ad una grande valorizzazione delle risorse umane, nonché di quelle locali, perché ha permesso la sperimentazione di una prassi duale, presente anche in Europa capace di creare una sinergia tra scuola e mondo esterno, tra formazione e lavoro.
Ovvio che su questo nuovo strumento occorre lavorare molto, per creare un flusso di informazioni e di offerte da parte delle Aziende, compatibili con gli indirizzi formativi degli Istituti, dando modo allo studente in alternanza, come già accade in altri Paesi UE, di avere concreta possibilità di acquisire consapevolezza e di tradurre nelle realtà operative i saperi appresi nel proprio percorso di studi.
È importante che vi sia una continua sollecitazione a quei soggetti, imprese e aziende, esercizi commerciali, studi tecnici ed enti pubblici che ne hanno la possibilità, ad accogliere studenti, offrendo loro un contesto utile al loro percorso formativo con, non ultimo obiettivo, di dare effettiva soluzione occupazionale.

Per rendere la formazione professionale veramente efficace e superare il disallineamento tra domanda ed offerta sul mercato del lavoro, è necessaria una maggiore concentrazione di investimenti nel ramo professionale della nostra scuola secondaria.
È bene ricordare come la regione Toscana, ad esempio, nell’ambito del progetto GIOVANI SÌ, abbia promosso la formazione per settori strategici e secondo due linee di intervento: i percorsi di Istruzione Formazione Tecnica Superiore(IFTS) e i progetti formativi strategici.
Gli IFTS sono corsi di formazione tecnica e professionale, della durata variabile da 800 a1000 ore, per l’inserimento professionale dei giovani e per la formazione tecnica superiore di adulti occupati, inoccupati e disoccupati.
Sono corsi gratuiti e al termine del corso è rilasciato un attestato finale, utilizzabile a livello nazionale e una qualifica professionale.
Da qui nasce una proposta: dal momento che alcuni comuni del ns territorio come ad esempio Follonica “sono proprietari” di edifici i quali potrebbero essere utilizzati anche a questo scopo e poiché la regione Toscana è disponibile ad investire sulla formazione, sarebbe efficace ed opportuno, sull’esempio di alcune pratiche già sperimentate a Prato ed Empoli, interessare gli uffici di collocamento (dei quali sarebbe opportuna un’intelligente riforma) e le associazioni di categoria  per verificare quali professioni sono richieste maggiormente nel ns territorio e muoversi in base a tali esisgenze.
Gli istituti professionali debbono essere rivalutati non più considerati scuole di serie B per far si che molti mestieri non debbano scomparire ed al tempo stesso se ne creino dei nuovi, privilegiando naturalmente quei settori che danno maggiori garanzie occupazionali, ricordando la forte vocazione che il ns territorio ha nei confronti del turismo dell’agricoltura e artigianato.

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